Intorno al 1500, Venezia era una città dove vizio e gioco dilagavano insieme all’omosessualità, sempre più diffusa tra la popolazione.
Da considerare che nel 1500 erano registrate a venezia oltre 20.000 prostitute “le carampane” ( dal nome del quartiere dove esercitavano la professione) che esercitavano regolarmente la professione.
Le carampane erano assoggettate a regole molto severe da parte della repubblica e dovevano essere riconoscibili indossando un fazzoletto giallo quando andavano in giro per la città. Addirittura c’erano delle zone della città dove non potevano passare, tipo il Canal Grande.
D’altra parte la città era il più grande porto del Mediterraneo con affluenza giornaliere di migliaia di persone da mare e da terra.
Alcuni storici raccontano che il vizio dilagante nella città in quel periodo portò gli uomini pian piano a preferire la trasgressione con lo stesso sesso piuttosto che le donne.
Iniziò una crisi e le prostitute iniziarono a lamentarsi dello scarso lavoro al punto tale che il governo della repubblica impose alle prostitute di affacciarsi dalle finestre, in direzione del ponte, al confine tra i sestieri di San Polo e Santa Croce, e mettere in “esposizione” i loro seni, proprio per stimolare i passanti verso il nobil sesso e così anche da continuare a garantire la capacità riproduttiva tra l’uomo e la donna.
Ancora oggi esiste il “Ponte delle Tette”, a ricordare la zona che a quel tempo si trasformava in un vero e proprio quartiere a luci rosse; per altri storici le prostitute si esponevano con il seno nudo alle finestre esclusivamente per attirare i clienti.